“Goodbye Middle Man”, ovvero come la tecnologia blockchain interesserà anche il digital.

La tecnologia ad oggi più discussa si prepara a cambiare radicalmente ogni ambito innovativo.


La tecnologia Blockchain è ultimamente al centro dell’attenzione dei più grandi player innovativi e ogni industria prevede che ne sarà presto investita, attraverso un cambio di paradigma dei business model tradizionali.

Blockchain in origine si riferiva alla tipologia di database proprio delle criptovalute, tra cui il bitcoin, mentre ora, se ne scopre il potenziale di database distribuito, in grado di garantire sicurezza e trasparenza universale.

Ovvero il database centralizzato tradizionale come lo conosciamo diventerà un ricordo, dove ogni dato immesso del sistema, viene invece verificato da molteplici nodi crowdsourced, garantendo standard inediti di affidabilità.

L’elemento che emerge e che diventa in grado di produrre valore, è la fiducia, proprio perché per la prima volta viene resa in grado di essere oggetto di transazione e di rendere stabile ogni ambito dove c’è uno scambio di dati. Questa forza deriva proprio dalla natura decentralizzata del network dove questi dati si scambiano.

“Goodbye Middleman”, si legge nelle principali analisi dedicati al tema, per cui si ipotizza che  con questa struttura tutti gli intermediari (figure di garanzia tradizionali) verranno piano piano a meno.

Nell’ambito digital le proporzioni di questo cambiamento hanno la caratteristiche di poter essere rivoluzionarie, andando ad incidere su tutta la filiera comunicativa, andando a porsi come antagonista rispetto al duopolio Facebook – Google, che ad oggi detengono circa il 70% degli investimenti in digital Adv (Fonte AdAge 2017).

Attraverso un modello transazionale di questo tipo, gli investitori potranno quindi entrare direttamente in contatto con le diverse piattaforme di destinazione, avendo come garanzia che ogni utente vedrà autenticamente una campagna, andando oltre il concetto generale di impressions.

I produttori di contenuti, avranno così nuovamente l’incentivo a produrre contenuti autenticamente coinvolgenti, diventando in grado di attirare investimenti pubblicitari al pari di Google e Facebook. Questo vale ad esempio per gli influencers, che a loro volta, saranno in grado di fornire dati di precisione millimetrica circa l’autenticità e le caratteristiche del loro network.

Lo scenario completo prevederà quindi che i singoli utenti verranno coinvolti, attraverso l’incentivo di microtransazioni, ovvero di reward reali in caso di effettiva partecipazione o visualizzazione della campagna (reso possibile sempre dal database che riesce a validare completamente l’autenticità di questi comportamenti) e la vera bellezza di questo cambiamento risiede nella natura stessa di questi dati, che basati su un’unica tecnologia di database, li rende fluidamente interoperabili, andando oltre il concetto di data mining tradizionale.

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